Scoprite le aziende di San Felice e dintorni favorevoli al deposito di gas a Rivara
Il comitato “pro deposito” di Rivara tira dritto. Questa mattina, infatti, il leader del gruppo di imprenditori favorevoli al progetto, Carlo Albano, ha consegnato una lettera aperta al presidente della Regione, Vasco Errani, con 42 firme di societa’ e associazioni imprenditoriali: Assoceramica, Cpl Concordia, Cma Modena, Crea, Cosmi, Perazzoli Drilling, Ceramica Opera, Acea, Reggiani Costruzioni, F.lli Baraldi spa, Rieco spa, e altri.
tutti gli altri a questo link: http://www.linformazione.com/2012/01/deposito-rivara-a-errani-le-firme-di-imprenditori-favorevoli/
La Popolare si vanta pure, di investire 2,5 milioni di euro nel cinema Mediaset. Benvenuti al (profondo) nord..
La cultura per la nostra banca significa “film comico”, iniziativa meritevole significa dare soldi a Medusa, il braccio cinematografico di Mediaset/Fininvest, prospettive significa sperare che gli incassi siano alti, sennò col piffero che tornano a San Felice quei due milioni e mezzo di euro, la creatività è sicuramente quella finanziaria. E buona visione a tutti: lo spettacolo è horror, ma sembra non se ne rendano conto.
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La Popolare investe sul nostro territorio, vero? No, aspettate, investe anche 2,5 milioni di euro su di un film con Bisio.
Crollano i cinepanettoni. Ansia per la Popolare San Feliche che investe in Benvenuti al nord – ECONOMIA
http://www.lettera43.it/economia/finanza/34968/cinepanettoni-botteghini-oscuri.htm
Cinema, botteghini oscuri
La locandina di Vacanze di Natale a Cortina, cinepanettone firmato Vanzina del 2011.
La crisi e l’austerity paiono aver avuto la meglio sullo svago promesso dai cinepanettoni che anche quat’anno hanno affollato le sale cinematografiche. Tanto per cominciare dai pesi massimi, Vacanze di Natale a Cortina firmato dalla premiata ditta Christian De Sica & Co. ha fatto flop, dimezzando gli incassi nella prima settimana di programmazione.
INCASSI DIMEZZATI. A confermarlo il fatto che neppure il week end di Natale ha fatto il miracolo e l’adrenalinico Sherlock Holmes della Warner è rimasto saldamente in testa mentre il cinepanettone-doc rivisto quest’anno dai fratelli Vanzina, pur guadagnando il secondo posto ai danni de Il gatto degli stivali, si è attestato, alla seconda settimana, a 4.447.000 euro contro i quasi 11 milioni dell’anno scorso.
Insomma, una vera débâcle per il cinema italiano e per gli incassi in genere se si considera anche che nel 2010 in testa al weekend di Natale al secondo posto c’era La banda dei Babbi Natale che aveva incassato, sempre in due settimane, quasi 9 milioni (8.896.486), ovvero più dello lo stesso Sherlock che naviga oggi a 7.505.000. In generale mancano all’appello, rispetto all’anno scorso, ben 10 milioni di euro: nel 2010 si era a 21.249.545 contro i 10.209.722 del 26 dicembre (escluso).
L’investimento al buio della banca emiliana
Incassi cinematografici dimezzati durante la settimana di Natale 2011.
Una tendenza che fa tremare non solo i produttori cinematografici ma anche, difficile crederlo, i dirigenti della Banca Popolare San Felice sul Panaro con sede a Modena.
Secondo quanto appreso da Economiaweb.it, una bella fetta dell’utile e del bilancio 2011 dell’istituto sono attaccati alla commedia natalizia. Sembra un film ma non lo è. E soprattutto non fa ridere.
APPESI A BENVENUTI AL NORD. Gli utili della Popolare più patrimonializzata d’Italia con 109 milioni di euro iscritti a bilancio 2010 dipendono letteralmente dalla recitazione di Claudio Bisio e Alessandro Siani, che sono i protagonisti di Benvenuti al Nord, al cinema dal prossimo 18 gennaio.
L’istituto emiliano guidato dal direttore generale Franco Cocchi ha infatti una partecipazione del 20% sugli incassi della pellicola che ha acquistato per 2,5 milioni di euro dalla casa di produzione Medusa, controllata da Mediaset e presieduta da Carlo Rossella.
UN AFFARE DA 5,8 MILIONI. Sulla carta l’investimento era un affare per i 5.745 soci della banca, che può contare su 22 filiali e 159 dipendenti. Perché quel 20%, potenzialmente, può valere 5,8 milioni di euro, quasi cinque volte gli 1,2 milioni di euro di utili 2010, che hanno regalato ai soci un dividendo di 0,50 euro per azione.
Ma tutto dipende dal responso del botteghino. Per arrivare ai tanto agognati 5,8 milioni, il film dovrà infatti almeno bissare il fortunatissimo Benvenuti al Sud che, con lo stesso cast compreso il regista Luca Miniero, incassò nel 2010 ben 29,8 milioni di euro, diventando il terzo film italiano più ricco di sempre dietro a Che Bella giornata con Checco Zalone, giunto a 43,4 milioni di euro sempre nel 2010 e a La Vita è bella del 1997 che incassò circa 40 miliardi di vecchie lire e portò l’Oscar a Roberto Benigni.
LE REGOLE DELL’INVESTIMENTO. Quindi occhi puntati, almeno in quel di Modena, su Benvenuti al Nord, il sequel che ribalta la trama del primo episodio. Alberto (Bisio) e Mattia (Siani) questa volta sono a Milano. E il racconto comico ruota attorno alle peripezie di un napoletano al Nord, con citazioni alla Totò.
Se le regole della commedia sono tutte rispettate, lo stesso però non si può dire per quelle degli investimenti. Alla Popolare San Felice sembrano aver dimenticato l’Abc: il rendimento passato non è garanzia per quello futuro.
I dirigenti della banca adesso temono di imparare la lezione con gli incassi al botteghino. Ma se non andasse bene possono consolarsi detraendo dalle tasse il 40% della somma spesa, quindi circa 1 milione di euro e poco meno degli utili 2010, grazie agli incentivi fiscali per chi investe nell’industria cinematografica che sono stati confermati nell’ultima Finanziaria firmata da Silvio Berlusconi, un anno fa.
E provare, comunque, se non a riderci almeno a sorriderci sopra.
Lunedì, 26 Dicembre 2011
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La newsletter del comune ha tante cose da dirci
E’ la newsletter con più colori e con la grafica più orrenda mai vista, ma non sta nella pelle nel mandarci notizie: dopo la newsletter n.26, passano otto minuti, ed ecco la newsletter n.27.
[siamo messi male] ladri di infissi di alluminio.
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La strana storia del feudo di Rivara, del Regno di E R S e dell’imperatore Carlo
Si racconta che nel piccolo feudo di Rivara abitassero due cerchie cavalleresche: la prima (la confraternita della Desco del Somaro) si riuniva per organizzare il Grande Rito Annuale, che si concludeva ogni anno con La Grande Festa nel Cielo, per vedere la quale il popolo del contado saliva ogni fine estate sui propri poveri mezzi di trasporto, e così facendo illuminare un poco le loro tristi vite.
La seconda (i cavalieri della Santa Salute) difendeva da tempo, con sprezzo del pericolo, la popolazione dalle incursioni barbare che venivano dal regno di E R S. Purtroppo nell’anno 1011 D.C. una grande carestia imperversava nella pianura, e i soldi raccolti dalle offerte del popolo non sarebbero bastati per illuminare il cielo con ancor maggiore magnificenza degli anni precedenti.
Preoccupati che il popolo, vedendo venire meno il grande rito propiziatorio celeste non si fermasse a mangiare alla locanda che la confraternita del Desco del Somaro organizza, questa decise di mandare un ambasciatore al regno rivale di ERS — che da tempo cercava di sobillare il popolino con offerte e doni — offrendo pace e un ricco palco onorario in cambio di qualche scudo d’oro per illuminare il cielo.
Al Re di E R S non parve vero accettare l’offerta, e subito fece preparare un Somarino di legno di 20 metri di altezza, più alto ancora del cavallo di Troia. Venuti a sapere della vicenda, i cavalieri della Santa Salute chiesero al Duca di San Felice e al prelato della città Don Giorgio Abbondio di non concedere il sito per il grande Desco del Somaro.
Scornato dalla sfumata vittoria, il re di E R S, in combutta con la confraternita del Desco, decise di far intervenire l’imperatore Carlo Giovanni Ardy, che inviò subito le proprie truppe mercenarie a interrogare il popolino, per cercare di intimorire i Cavalieri. Come finì la storia? L’araldo Carlino non ne parla, il suo collega Gazzetto di Modena sì.
L’articolo pseudo-razzista di Nuova San Felice su Appunti Sanfeliciani
Non so chi abbia scritto l’articolo seguente su Appunti Feliciani di Giugno, ma se fossi nella lista civica, me ne vergognerei. Dopo sei righe in cinese, l’articolo (con un sarcasmo da bar a buon mercato) mette la traduzione in italiano che trascriviamo a imperitura memoria:
“Amici italiani, e sanfeliciani in particolare, sono un cittadino della repubblica popolare cinese e sono in Italia per lavorare: da noi come saprete abbiamo tantissime aziende europee e italiane che investono i vostri risparmi e favoriscono la nostra crescita, a scapito dei vostri giovani. Per questo motivo ho lasciato il mia amato e libero paese per ricambiare della cortesia: difatti in collaborazione con i miei fratelli (sapete che compagni non si può più dire) apriamo ristoranti della tradizione cinese, bar, parrucchiere, estetiste, negozi di tutto e altro per questo motivo. Crediamo talmente in questo celeste progetto che cerchiamo anche di mantenere i prezzi a livelli di quelli della madre patria, da fame. Ma lo facciamo per voi e per questo ringraziamo soprattutto le Vostre autorità che ci danno questa opportunità. Anche a San Felice. Sentitamente ringrazio a nome di tutta la mia comunità”
Per quello che vediamo noi, i cinesi delle attività commerciali a San Felice non fanno male a nessuno, chi vuole va dalle loro parrucchiere o compra i loro oggetti (i clienti sono spesso anziani senza grandi disponibilità economiche), e personalmente vado nei loro bar a San Felice, in cui vengo trattato molto meglio di quanto trattassero i clienti gli italianissimi gestori precedenti, e i prezzi sono esattamente gli stessi di prima.
Chi l’avrebbe detto che l’animo di profonda destra anti-stranieri avrebbe prevalso anche nella lista civica, superando la Lega a destra? Che tristezza. Nuova San Felice, La Destra Sanfeliciana.







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